
PIETRO GUERRA
A volte basta una semplice frase per spiegare qualcosa che poi non potremmo contenere neanche in molti e lunghi discorsi. Poche parole che mettono a fuoco un problema e raccontano un personaggio,
con una chiarezza ermetica ed una semplicità unica.
“La cosa più importante per te è l’ispettore Guerra…quello che mette a posto la giustizia del mondo”.
E’ questo che rimprovera Serena Guerra al marito Pietro nel primissimo episodio de La Squadra, quando ancora crede di poterlo convincere a cambiare vita e
trovarsi un lavoro meno pericoloso. Un lavoro nuovo che non lo tenga lontano dalla famiglia, ma che doni sia a lui che a lei una vita normale.
Lui risponde che il suo lavoro non finisce timbrando il cartellino, che non potrebbe fare altro perché non sa fare altro. E forse ha ragione. Pietro Guerra non fa semplicemente il poliziotto…Lui è il
poliziotto. Di quelli che tutti vorremmo incontrare almeno una volta nella vita, di quelli che dedicano la propria vita agli altri senza conoscerli e senza ottenerne in cambio nulla. Anzi perdendo le
cose che amano per questo.
Ci racconta l’eccezione, è un eroe introverso e pulito, un idealista. Che combatte ogni giorno per rendere il mondo migliore. Senza retorica, senza condizionamenti e facendo a meno di tutto, se
necessario, lui dà ogni giorno la caccia ai criminali sperando di dare anche solo un minimo contributo alla creazione di quel mondo. Senza chiedere nulla, perché gli basta sapere di aver fatto bene
il suo lavoro.
Pietro non sa e non può distinguere l’ispettore dall’uomo, e non si oppone al fatto che il primo sovrasti il secondo. Ogni momento della sua vita non gli sembra quello giusto per sganciarsi dal senso
del dovere e occuparsi per una volta, una soltanto, di se stesso. Del resto non l’ha mai fatto, neanche da bambino, quando si preoccupava di difendere il fratello minore dalle prepotenze degli
altri.
Nato e cresciuto a Roma, in una borgata dove potevi solo scegliere se essere poliziotto o delinquente, Pietro si è sempre distinto tra tutti per la sua forza, fisica ed interiore. Atleta mancato,
leale, onesto, coraggioso, ha fatto da fratello maggiore a tutti quelli a cui ha voluto bene, soprattutto agli uomini della sua squadra, che si butterebbero nel fuoco per lui senza
esitazione.
Capace di restare saldo ed equilibrato nel bel mezzo delle peggiori tempeste, incorruttibile e protettivo, Pietro è il cuore del Sant’Andrea. Collega attento, superiore disponibile, albero maestro.
Un vulcano che difficilmente esplode, che mantiene il controllo come pochi potrebbero fare, ma che si sfoga tanto raramente quanto con sicurezza rabbiosa.
La sua figura incute sia rispetto che protezione, a seconda di chi ci si imbatte. Perché la giustizia, quell’ideale eterno ed insostituibile a cui lui ha dedicato la vita, sa fare
all’occorrenza di Pietro un poliziotto esemplare ed uno disposto ad andare contro qualche regola, pur di ristabilire l’ordine giusto delle cose.
L’ispettore capo dell’investigativa ha un rapporto speciale con tutti quelli che gli sono intorno. Con Cafasso, che vede in lui il suo braccio destro ed il suo
erede morale; con i suoi uomini, che eseguono gli ordini senza contestarli, perché sanno che sono giusti; con Sergio, collega e grande amico, che non sempre
condividerà il suo equilibro e la sua perfetta condotta. E con Pettenella, che in qualche modo creerà scompiglio nel suo credo. I loro modi di concepire il
mestiere di poliziotto e di vivere la carriera sono così diversi da creare uno scontro costante tra loro, una competizione continua, in cui però Pietro alla fine non cadrà. Troverà piuttosto il modo
di lavorargli accanto, pur di non creare una frattura. Imparando col tempo che un antagonista come Pettenella in fondo serve a rendere la squadra più compatta, nel tentativo di contrastarlo.
Perché lui per il Sant’Andrea e per ciò che esso rappresenta, ha sacrificato tutto. Ha dovuto rinunciare alla sua famiglia. Alla moglie che lo ha lasciato, incapace di comprenderlo. Ai figli che ama
totalmente, figli che crescono lontano da lui. Alla donna che amerà per sempre più di ogni altra, Elena. Lei, poliziotta novella, ricca figlia di un magistrato,
gli cambierà la vita. Lo trasporterà in un mondo nuovo ed esaltante, da cui sarà strappato violentemente e senza preavviso. Elena si troverà faccia a faccia con
l’assassino del padre e lo ucciderà.
E silenzioso, sconvolto, deluso, disperato, ad arrestarla sarà il suo uomo, l’ispettore Guerra, che violenterà se stesso ed i suoi sentimenti per perseguire il fine dell’onestà. Quel Pietro che
piangerà la morte del suo migliore amico Sergio e poi si rimboccherà le maniche per guidare i suoi uomini, persi senza di lui. Lo stesso che troverà la serenità
accanto ad una ragazza più giovane, Donatella, ma sarà pronto a sacrificare anche il loro rapporto per stare accanto al figlio Carletto, che vuole vivere con lui. Quel Pietro che non è stato un buon
marito e forse non si sente un buon padre, ma soltanto perché è un grande uomo.
La vita di Pietro va avanti, dedita solo al lavoro: lui non si tira indietro di fronte a nulla, tanto da accettare di indagare su Cafasso durante una delicata
indagine. La delusione dell’amico è così forte da spingerlo al mobbing: Pietro perde il comando dell’investigativa e viene relegato alle volanti, ma non si perde d’animo e riesce a riconquistare la
fiducia del suo superiore.
Seppellisce amici cari come Sergio, Stefano, Anna, sentendosi spesso responsabile e
litigando con i colleghi, soprattutto con Sciacca. Ritrova Elena che, dal carcere, si offre di collaborare con la giustizia e
rientra nella sua vita fino a farsi amare di nuovo: i due vanno a vivere insieme e mettono in cantiere un figlio.
L’ultima puntata de “La Squadra” coincide con la morte di Pietro, che si sacrifica per salvare la vita di una bambina durante un agguato malavitoso.
INTERPRETE: MASSIMO BONETTI
La Squadra Fan Club Ufficiale - Lo Squadròn

